Con la nuova legge 155/2017 “Codice della crisi di impresa e dell’insolvenza”, il fallimento è stato trasformato in liquidazione giudiziale.

Rispetto all’impianto della precedente legge fallimentare del 1942, il legislatore si è orientato in maniera netta verso procedure che mirano non più alla liquidazione dell’impresa, bensì alla sua conservazione.

In quest’ottica, a mero titolo esemplificativo, sono stati introdotti gli accordi di ristrutturazione dei debiti (art. 182-bis l. fall.) e il piano di risanamento (art. 67, comma 3, lett. d) l. fall).

L’obiettivo di fondo della nuova disciplina è quello di far emergere il prima possibile la crisi di impresa mediante la previsione di un sistema di allerta, accompagnato dalla introduzione degli organismi di composizione della crisi di impresa (OCRI), istituiti presso le Camere di Commercio.

Cosa è stato modificato in particolare?

I punti nevralgici rielaborati sono: le procedure concorsuali; la disciplina della composizione delle crisi da sovraindebitamento; ed infine, il sistema dei privilegi e delle garanzie.Ipse Studio-Blog Nuova riforma della crisi d’impresa

È stato delineato un sistema di incentivi (sia di natura patrimoniale, incidenti sulla composizione del debito, sia di responsabilità personale), per chi se ne avvarrà, e di deterrenti per chi invece non vi ricorrerà pur esistendone le condizioni.

Il termine fallimento è stato sostituito con l’espressione ‘liquidazione giudiziale’, così facendo si farà debita distinzione tra i concetti di stato di crisi e di insolvenza, configurando la crisi come probabilità di futura insolvenza.

Proprio in quest’ottica, saranno privilegiate le proposte che assicurino una continuità aziendale, sono state semplificate le procedure con il fine anche di ridurre i costi e sono state attribuite maggiori responsabilità agli organi di gestione e di controllo – amministratori, sindaci e revisori.

Verranno incentivati tutti gli strumenti di composizione stragiudiziale della crisi quali gli accordi di ristrutturazione dei debiti e i piani di risanamento.

È stata prevista una fase preventiva di allerta, volta ad anticipare l’emersione della crisi ed è stato riformato l’istituto del concordato preventivo disciplinato fino alla nuova L. 155/2017 dagli articoli 160 e seguenti della legge fallimentare.

Ecco in pillole le principali linee guida che sono state riformate

  • l’eliminazione del termine ‘fallimento’ sostituito con l’espressione ‘liquidazione giudiziale’;
  • l’abrogazione dell’istituto della dichiarazione di fallimento d’ufficio dalla disciplina dell’amministrazione straordinaria delle grandi imprese in crisi;
  • la trattazione prioritaria alle proposte volte a superare la crisi assicurando la continuità aziendale;
  • l’introduzione di una procedura di allerta e di composizione assistita della crisi, di natura non giudiziale e confidenziale, finalizzate ad incentivare l’emersione anticipata della crisi e ad agevolare lo svolgimento di trattative tra debitori e creditori;
  • l’introduzione di meccanismi di incentivazione agli accordi di ristrutturazione del debito, ai piani attestati di risanamento ed alle convenzioni di moratoria;
  • il riordino della disciplina del concordato preventivo;
  • una maggior rapidità, trasparenza ed efficienza relativamente all’accertamento del passivo ed alla liquidazione dell’attivo;
  • la distinzione tra i concetti di stato di crisi dell’impresa e di insolvenza;
  • la riduzione dei costi e della durata delle procedure concorsuali;
  • una procedura unitaria per la trattazione dell’insolvenza dei gruppi di imprese;
  • l’individuazione dell’autorità giudiziaria competente per territorio in base alla nozione di “centro degli interessi principali del debitore” così come disciplinata dal diritto dell’Unione;
  • l’adozione di un unico modello processuale per l’accertamento dello stato di crisi o di insolvenza del debitore ed applicazione di tale modello unico a tutte le categorie di debitori, con l’esclusione dei soli enti pubblici;
  • una maggior specializzazione e responsabilizzazione degli organi di gestione, con un sensibile rafforzamento dei loro poteri.

Si tratta di una riforma molto attesa che rinnova una normativa ultrasettantenne ormai anacronistica. Sarà l’applicazione pratica da parte degli addetti ai lavori a sancire il successo o meno della riforma della crisi e dell’insolvenza.

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